DOSSIER TECNICO-SCIENTIFICO

DESTINATO ALLA CLASSE MEDICA

CAPO EQUIPE MEDICO-SCIENTIFICA HERBALIFE

DR. LOU IGNARRO - PREMIO NOBEL MEDICINA 1998

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   PUBBLICAZIONE CURATA DA:

Dr. DAVID KATZIN

Presidente del Comitato Medico-Scientifico della Herbalife International

Dr. GERDINANDO CAPITANI

Amministratore Delegato Herbalife Italia SpA

Direttore dell’European Technical Affairs Herbalife International Inc.

Dr. LUCIO CIABATTI

Regulatory Affairs Manager di Herbalife Italia SpA

 Dr. CRISTINA TESTA

Componente del Medical Staff Herbalife Italia SpA 

1. IL SOVRAPPESO E L’OBESITA`

1.1.      GENERALITA`

1.2.      CLASSIFICAZIONE

1.3.      ETIOPATOGENESI

1.4.   CLINICA

1.4.1.         Conseguenze e complicanze

1.4.2.         Alterazioni ematochimiche 

2. FATTORI DI RISCHIO PATOLOGICO NELLE SOCIETA` AVANZATE

2.1.      L’ECCESSO DI PESO 

3.      TRATTAMENTO

4. METODI DIETETICI PER IL CONTROLLO DEL PESO

4.1.   DIGIUNO TOTALE

4.2.   DIGIUNO INTEGRATO DA PROTEINE

4.3.   DIETE A BASSISSIMO CONTENUTO CALORICO

4.4.   DIETE A PARZIALE SOSTITUZIONE DEI PASTI 

5. HERBALIFE

5.1.   NOTIZIE SULLA SOCIETA`

5.2.   PRINCIPI ISPIRATORI DI HERBALIFE

5.3.   LE ERBE

5.4.   I PRODOTTI HERBALIFE

5.4.1.         Formula 1

5.4.2.         Formula 2

5.4.3.         Formula 3

5.4.4.         Formula 4

5.4.5.         Guarana`

5.4.6.         Thermojetics

5.4.7.         Aloe vera 

6. ATTIVITA` SCIENTIFICA

6.1.   CONVEGNI SCIENTIFICI

6.2.   LE PUBBLICAZIONI

6.3.   LA RICERCA CLINICA 

7. BIBLIOGRAFIA

1. IL SOVRAPPESO E L’OBESITA`

1.1.      GENERALITA`

1.2.      CLASSIFICAZIONE

1.3.      ETIOPATOGENESI

1.4.   CLINICA

1.4.1.         Conseguenze e complicanze

1.4.2.         Alterazioni ematochimiche 

1.1.      GENERALITA`

 Nel corso degli ultimi anni, tra le popolazioni dei Paesi maggiormente sviluppati, si è andato sempre più diffondendo uno stato fisico definito “malnutrizione per eccesso”. Tale stato è da imputare da un lato a un notevole miglioramento delle condizioni socio-economiche e del tenore di vita in sempre più larghi strati delle popolazioni, dall’altro a una progressiva diminuzione dell’attività fisica individuale legata all’intervento delle macchine in sostituzione delle prestazioni muscolari umane. Nel singolo, questa situazione, provoca inizialmente un lieve spostamento del peso corporeo oltre le medie fisiologiche calcolate in gruppi omogenei per razza, sesso, età. Successivamente, col persistere dell’azione dei fattori causali, lo spostamento diviene più marcato e può realizzarsi un vero e proprio stato patologico definito “obesità”. 

Nel linguaggio comune l’appellativo di “obeso” è riservato unicamente a quei soggetti nei quali è presente un’eccezionale soprappeso. Tuttavia questo criterio non è scientificamente corretto in quanto, per la clinica, obeso è quell’individuo che superi di almeno il venti per cento il suo peso fisiologico.

Così, intesa l’obesità, nelle società economicamente più evolute, è la sindrome disnutrizionale più diffusa. Vari autori stimano che nel nostro Paese la maggior parte della popolazione sia in sovrappeso e che circa il 10% degli uomini e il 15% delle donne presentino un’obesità di secondo grado

Analoghe stime riferite agli USA ipotizzano che 1 su 3 circa degli americani adulti presenti un eccesso ponderale. In Gran Bretagna un’indagine più completa, condotta nel 1981, ha rilevato che le donne sono più obese degli uomini, ma hanno una più bassa frequenza di soprappeso. 

Da un’indagine condotta in Italia dall’Istituto Centrale di Statistica e dall’Istituto per lo Studio dell’Obesità (1987), su 85.509 soggetti, risulta che il 70% della popolazione esaminata ha un peso normale; il 5,5% dei maschi e il 6,4% delle femmine è affetto da obesità; il 24,1% è risultato in soprappeso con una prevalenza maggiore per il sesso maschile. Una breve riflessione su queste percentuali può dare una fugace ma significativa cognizione di quali siano i costi sociali imposti da una condizione che favorisce e che sostiene una grande quantità e varietà di malattie. Non si può considerare tassativamente l’obesità come malattia vera e propria, dal momento che taluni convivono serenamente con la loro corpulenza e alcuni di questi raggiungono anche età abbastanza avanzate senza manifestare alcuna sintomatologia d’organo o di apparato. Per la cultura di alcuni gruppi e strati sociali, anzi, la floridezza del corpo, spesso largamente sconfinante dai limiti ponderali fisiologici, è sinonimo di bellezza e di buona salute al punto che da qualche parte si è coniata l’espressione “grasso è bello”. 

Tuttavia, non si può nemmeno sostenere che l’obesità sia un segno o un sintomo da trascurare o da valutare unicamente secondo criteri estetici e in base ai canoni che il tempo e le mode impongono.

 L’obesità è una condizione ce deve richiamare l’attenzione di tutti gli operatori sanitari, dal momento che è unicamente dimostrata la significativa correlazione esistente tra aumento del peso corporeo e aspettativa di vita: tanto maggiore è il soprappeso, tanto più breve è questa aspettativa. 

Essa va infatti compresa nel novero di quei fattori d rischio generico di malattia, e in particolare della malattia aterosclerotica, con tutte le conseguenze che questa provoca negli organi “bersaglio”. L’importanza sociale dell’obesità non può, perciò, essere ignorata o minimizzata; lo stretto legame di essa con numerosissimi e importanti quadri morbosi e i costi sostenuti dalla collettività per il loto trattamento, fanno ritenere, ad esempio, che in termini di risorse assorbite il problema superi per importanza quello, ben noto, del diabete mellito. 

1.2.      CLASSIFICAZIONE

 A seconda dell’entità del soprappeso, l’obesità è classificata secondo diversi gradi di gravità. 

Alla prima Conferenza Internazionale sul “Body Weight Control” si definì il peso ideale o ottimale in base ai valori dell’Indice di Massa Corporea (IMC = peso, in chilogrammi/statura2, in metri = es. 100kg/2x2 metri = 25) pari a 20-25. Questo valore è in armonia con le precedenti raccomandazioni della Fogarty Conference degli USA e del British Royal College of Phisicians.

 In numerosi stati europei è stato usato il semplicissimo indice di Broca per il quale il peso normale (espresso in kg) è pari alla statura (espressa in centimetri) meno 100. Si ha obesità quando il peso eccede il 20% di tale valore. In pratica un peso normale, secondo Broca, coincide con un intervallo di IMC compreso tra 20 e 25 con valori leggermente inferiori in soggetti di bassa statura.

 Qualunque sia il metodo impiegato per la determinazione del peso ideale, la clinica classifica l’obesità secondo tre gradi: 

Obesità lieve (primo grado)

Eccedenza ponderale tra il 20 e il 40% rispetto al peso ideale: IMC tra 25 e 30

Obesità media (secondo grado)

Eccedenza ponderale tra il 41 e il 100%: IMC tra 30 e 40

Obesità grave (terzo grado)

Eccedenza ponderale > del 100%: IMC > 40

Utile e significativo è anche il calcolo del rapporto tra le circonferenze della vita e dei fianchi, misurate in centimetri, che consente la distinzione tra obesità addominale (androide) e gluteo-femorale (ginoide). 

Questa differenza non è priva di importanza pratica dal momento che l’obesità generalizzata e gluteo-femorale, sino a certi valori non eccessivi, non costituisce concreto e significativo fattore di rischio, mentre l’obesità addominale, o viscerale secondo alcuni autori, va vista con maggiore diffidenza dal momento che essa è correlata con la patologia cardio e cerebro-vascolare, col diabete mellito e le sue complicanze, con le neoplasie dell’apparato genitale femminile.